Un articolo del quotidiano olandese “De Groene” ha raccolto la testimonianza anonima di alcune persone a riguardo degli abusi sessuali subiti per mano di mons. Carlos Ximenes Belo, ex amministratore apostolico di Timor Est e premio nobel per la pace nel 1996.
Le prime accuse verso mons. Belo sembrano risalire al 2002, stesso anno in cui il vescovo ha rassegnato le proprie dimissioni, accettate, a papa Giovanni Paolo II. Negli anni seguenti mons. Belo, che prima di diventare vescovo apparteneva alla Provincia portoghese della Congregazione salesiana, si è spostato in Portogallo, poi in Mozambico, per poi rientrare in Portogallo dove si trova attualmente.
In una dichiarazione del direttore della sala stampa vaticana, M. Bruni, si afferma che “la Congregazione per la dottrina della fede è stata interessata al caso per la prima volta nel 2019. Alla luce delle accuse ricevute sul comportamento del vescovo, nel settembre 2020 la Congregazione gli ha imposto alcune restrizioni disciplinari.
Queste includevano limitazioni nei suoi movimenti e all’esercizio del suo ministero, il divieto di contatti volontari con minori, di interviste e contatti con Timor Est (…). Nel novembre 2021 queste misure sono state modificate e ulteriormente rafforzate. In entrambe le occasioni i provvedimenti sono stati formalmente accettati dal vescovo”.
Sulla vicenda Belo è intervenuta anche l’Ispettoria salesiana portoghese con un breve comunicato: “è con profonda tristezza e perplessità che l’Ispettoria portoghese della Società Salesiana ha appreso del sospetto di abusi sessuali su minori che coinvolge il vescovo Ximenes Belo.
Da quando ha assunto l’incarico nella diocesi di Dili (Timor Est), mons. Carlos Ximenes Belo non dipende più dalla Congregazione salesiana. La Provincia portoghese, su richiesta dei suoi superiori, lo ha accolto come ospite negli ultimi anni. Da quando è in Portogallo non ha incarichi o responsabilità educative o pastorali a servizio della nostra Congregazione.
La sua richiesta di ospitalità è stata accettata da noi come un fatto scontato, dato che è persona conosciuta e stimata da tutti. Non siamo a conoscenza del contenuto delle accuse, quindi lasciamo la parola a coloro che ne hanno competenza e conoscenza”.