In questi giorni hanno fatto molto rumore due lettere che il papa emerito, Benedetto XVI, ha scritto al cardinale tedesco Walter Brandmüller, ex Presidente del Comitato pontificio per le scienze storiche, per spiegare e difendere le sue dimissioni del 2013, contro le critiche che gli erano state mosse. Benedetto esprime tutto il suo rammarico soprattutto per il modo con cui Brandmüller aveva criticato pubblicamente questa sua decisione e spiega anche le ragioni per cui ha scelto di chiamarsi “papa emerito”.
La prima delle due lettere è una risposta ad un commento del card. Brandmüller pubblicato il 28 ottobre 2017 in una lunga intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung FAZ). Nella seconda, Benedetto dice di capire la sofferenza suscitata nel cardinale e in molti altri dalle sue dimissioni, ma si rammarica che questo fatto si sia trasformato in indignazione.
Brandmüller è uno dei quattro cardinali che nel settembre 2016 aveva espresso una serie critica di domande a papa Francesco – i cosiddetti “dubia” – chiedendogli una chiarificazione circa il suo insegnamento sulla famiglia.
Copie delle due lettere di Benedetto, scritte rispettivamente il 9 e il 23 novembre 2017, sono state pubblicate sul giornale tedesco Bild, il 20 settembre scorso e sono state riprese in sintesi anche dal New York Times nel medesimo giorno.
Pubblichiamo più sotto i due testi in originale con una nostra traduzione.
Benedetto XVI, prima lettera, 9 novembre 2017
Nell’intervista che lei recentemente ha rilasciato al FAZ, afferma che io con la “costruzione” del papa emerito avrei creato una figura che non esiste in tutta la storia della Chiesa. Lei sa naturalmente molto bene che – anche se molto raramente – alcuni papi si sono ritirati. Che cosa sono stati dopo? Papa emerito? O cos’altro?
Come lei sa, Pio XII, nel caso di un arresto da parte dei nazisti ha depositato una dichiarazione secondo cui, dal momento dell’arresto, non sarebbe più stato papa, ma di nuovo cardinale. Se questo ritorno al cardinalato sarebbe stato effettivamente possibile, non lo sappiamo. Nel mio caso, non sarebbe stato certamente significativo affermare semplicemente un ritorno al cardinalato. Sarei poi stato continuamente così esposto all’opinione pubblica, come lo è un cardinale, anzi di più, perché avrebbero visto in lui l’ex papa. Ciò, volere o no, avrebbe potuto avere delle conseguenze difficili nel contesto attuale.
Ho cercato con la figura del “papa emerito” di creare una situazione in cui diventare assolutamente inaccessibile e in cui sia chiaro che c’è un solo un papa. Se lei conosce una via migliore e crede di poter condannare quella da me scelta, la prego, me lo dica.
La saluto nel Signore
suo Benedetto
Benedetto XVI. seconda lettera, 23 novembre 2017
Eminenza,
dalla sua cordiale lettera del 15 novembre posso dedurre che lei in futuro non vorrà più esprimersi pubblicamente sulla questione del mio ritiro, e per questo la ringrazio.
Posso capire bene il profondo dolore che ha provocato in lei e in molti altri la fine del mio pontificato. Ma il dolore è diventato in molti – e mi sembra anche in lei – un’indignazione, che ora non riguarda più semplicemente il mio ritiro, ma si estende sempre più anche alla mia persona e al mio pontificato nel suo insieme. In tal modo viene svalutato un’intero pontificato e reso un tutt’uno con il dolore per la situazione della Chiesa di oggi.
Dall’unione di questi elementi deriva, poco alla volta, un nuovo genere di divulgazione di cui potrebbe essere tipico il libretto scritto da Fabrizio Grasso La rinuncia (Algra Editore, Viagrande, Catania 2017). Tutto ciò mi riempie di preoccupazione e proprio per questo la finale della sua intervista al FAZ mi ha turbato profondante perché, in effetti, favorisce questo stesso stato d’animo.
Preghiamo piuttosto, come lei ha fatto al termine della sua lettera, che il Signore venga in aiuto alla sua Chiesa,
Con la mia apostolica benedizione,
suo Benedetto