A Trento, la città italiana gemellata con la municipalità di Berlino-Charlottenburg da oltre mezzo secolo, le bandiere sono a mezz’asta. «Oggi è una giornata di lutto anche a Trento: di lutto, di dolore, di condanna ferma nei confronti di qualsiasi atto di violenza» ha dichiarato il sindaco Alessandro Andreatta esprimendo la sua solidarietà all’intera amministrazione comunale di Berlino, guidata da Reinhard Naumann, e a tutto il popolo tedesco.
L’attentato al mercatino di Breitscheidplatz, nei pressi della celebre Chiesa del Ricordo, la Gedaechtniskirche, ha mostrato la compostezza del popolo tedesco anche in questa occasione: nessuna reazione contro gli immigrati, in particolare islamici, da parte dei media eccezione fatta per alcuni esponenti del populismo che, come nella vicina Austria, non perdono occasione.
«Le notizie da Berlino mi hanno profondamente colpito. La violenza sul mercato di Natale è l’opposto di ciò che i visitatori cercavano. La mia compassione va ai parenti dei morti e dei feriti. Per tutti loro assicuro la mia preghiera. In queste ore difficili per la città di Berlino e per il nostro Paese, è importante che ci stringiamo tutti quanti insieme e soprattutto che rimaniamo uniti come società» ha dichiarato a caldo l’arcivescovo di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, che è anche presidente della Conferenza episcopale tedesca e della Commissione dei vescovi accreditati presso la UE.
A mons. Heiner Koch, arcivescovo di Berlino, è giunto il cordoglio di papa Francesco a firma del segretario di Stato Parolin. Profondamente commosso il santo padre «si unisce a tutti gli uomini di buona volontà che s’impegnano affinché la follia omicida del terrorismo non trovi più spazio nel nostro mondo».
Lo stesso vescovo Koch – che già ieri sera si era detto sotto choc – in mattinata ha fatto visita ai feriti negli ospedali cittadini e a mezzogiorno ha presieduto una veglia di preghiera in cattedrale.
«Aleppo, Mosul, Turchia e ora Berlino – ha sottolineato mons. Ludwig Schick vescovo di Bamberg –. Davvero abbiamo bisogno di più del Natale!».
Memori dell’analoga strage del luglio scorso sulla Promenade des Anglais a Nizza, i confratelli francesi si sono stretti subito al popolo tedesco per voce del segretario generale della Conferenza episcopale francese, monsignor Olivier Ribadeau Dumas: «La Conferenza episcopale francese condivide il dolore delle famiglie delle vittime di Berlino. La violenza non avrà l’ultima parola».
Dall’Italia sono giunte le parole del segretario CEI, mons. Nunzio Galantino, intervistato dal Corriere della sera: «Si capisce la paura, lo scoraggiamento, la rassegnazione. Ma non è un segno d’incoscienza dire: non possiamo fare il loro gioco e dare a queste persone il potere di annientare qualsiasi voglia di vivere, di andare avanti, di cambiare». Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, sull’Osservatore romano ribadisce che «le religioni non sono il problema, ma fanno parte della soluzione di ciò che sta accadendo nel mondo».
E non si contano le espressioni di vicinanza delle Chiese riformate, degli altri presuli della Germania, dei leader delle altre religioni, come gli ebrei o i musulmani tedeschi accanto a quelle di numerose organizzazioni che in queste ore stanno facendo sentire la loro voce perché, come ha detto la cancelliera Merkel, il popolo tedesco non si faccia intimidire da un attacco terroristico e si continui sulla strada di «una Germania libera e accogliente».
L’integrazione non si ferma e i libretti che in occasione delle prossime festività vengono preparati in diverse lingue in molte diocesi tedesche, insieme ai tanti gesti di accoglienza per facilitare l’integrazione dei nuovi arrivati, sono il segno che i cattolici sono in prima fila.