Dare un nome agli «stati nascenti» dell’epoca in cui viviamo è un’impresa complessa. Franz-Xaver Kaufmann nota come siamo sopraffatti da una remora concettuale nei confronti del futuro: «Se prestiamo attenzione alle metafore con le quali viene descritta l’odierna situazione epocale, troviamo continuamente concetti quali “fine” o “crisi”, ma anche un largo uso del prefisso “post” – valori post-metafisici, società post-industriale, post-moderno – per indicare il nuovo che deve contraddistinguere il presente e il futuro. […] La coscienza diffusa è quella di una fine dell’epoca attuale, di una transizione ad una nuova situazione che, però, non si sa descrivere in modo positivo»[1].
Da ormai alcuni decenni quella di postsecolarismo è una delle categorie maggiormente usate per interpretare il tempo presente, per identificare quanto di inedito sta accadendo non solo nel mondo delle religioni mondiali, ma anche in quello della socializzazione e delle istituzioni politiche. Che cosa ha fatto nascere l’esigenza di interpretare il tempo presente come un’epoca postsecolare? Viviamo davvero nella condizione storica di chi può affermare che la parabola secolarizzante avrebbe invertito la rotta? Cosa farebbe pensare che le religioni starebbero attraversando oggi una rinnovata stagione di vitalità, contrariamente alla ritrazione privatistica profetizzata da molti sociologi negli anni ottanta del secolo scorso? Ma soprattutto, di quale vitalità parliamo?
Per rispondere a queste domande è necessario premettere che la categoria di postsecolare riguarda non tanto un dossier statistico sull’adesione religiosa, quanto la consapevolezza che il soggetto e le società hanno delle religioni stesse. Il postsecolare descrive prima di tutto il mondo e le forme della nostra percezione del religioso e delle religioni. Esso non intende semplicemente offrire uno screening della credenza o dell’appartenenza religiosa oggi, ma spiegare il rapporto individuale e comunitario con le fedi ovvero il ruolo che queste occupano nei nostri discorsi, nelle nostre conversazioni, nella costruzione dei progetti di vita o nell’organizzazione delle singole giornate. Massimo Rosati ha scritto che «il concetto di postsecolarismo sta ad indicare una nuova consapevolezza che la modernità occidentale va maturando (sebbene non abbia ancora completamente raggiunto) del rapporto con le religioni, tanto con quelle storiche e di salvezza, quanto con le nuove forme che oggi assume il sacro. In questione non è la desecolarizzazione, sul piano istituzionale ad esempio, delle democrazie di impianto liberale, quanto piuttosto un rapporto riflessivo e non ideologico con l’idea di secolarizzazione»[2]. Il postsecolarismo interessa principalmente la dimensione dialogico-riflessiva degli individui ovvero non solo la constatazione numerica di quanti professano o non professano più una determinata fede.
L’individualizzazione dei percorsi di adesione religiosa, la personalizzazione delle pratiche credenti e la diversificazione delle comunità di fede sono tutti elementi che richiedono un’attenta analisi delle spiritualità postsecolari. Sempre più spesso il soggetto credente interpreta se stesso come un «argonauta dello spirito», uno sperimentatore di ricette spirituali in cui il «dover essere» è meno importante del «sentire» e la religiosità assume i tratti di una «via armonica» per la conquista del personale benessere olistico-spirituale.
Ogni discorso attento e ponderato sulla condizione postsecolare non lascia spazio a facili entusiasmi o revanscismi religiosi. Non stiamo assistendo a nessun ritorno di forme o strutture tradizionali del credere. Pur tuttavia negli ultimi decenni è notevolmente cresciuta la visibilità pubblica delle fedi. Josè Casanova ha intelligentemente osservato come «negli anni ottanta la religione è divenuta “pubblica” in un duplice senso: ha fatto il suo ingresso nella “sfera pubblica” e così facendo, ha guadagnato “pubblicità”. Diversi “pubblici” (mass media, scienziati sociali, politici, gente comune) improvvisamente hanno cominciato a prestare attenzione alla religione. Questa inattesa crescita dell’interesse del pubblico è dipesa dal fatto che la religione, tradizionalmente confinata all’interno della sfera privata, si è catapultata nell’arena pubblica della contestazione morale e politica»[3].
Come è noto Casanova evidenzia la portata storica di quattro eventi apparentemente slegati e assolutamente importanti per comprendere l’inedita visibilità delle religioni nella sfera pubblica globale: «La rivolta islamica in Iran; il movimento Solidarnosc in Polonia; il ruolo svolto dal cattolicesimo nella rivoluzione sandinista e in altri conflitti politici in America Latina; il risveglio del fondamentalismo protestante nell’arena politica degli Stati Uniti»[4]. L’onda lunga determinata da questi avvenimenti è ancora pienamente all’opera nel sottobosco della socialità globale, prima ancora che nelle manifestazioni pubbliche delle religioni mondiali. Interpretare questi sommovimenti è compito di un lavoro interdisciplinare e in particolar modo di un nuovo orizzonte di ricerca basato sull’alleanza feconda tra teologia e scienze politico-sociali.
Vincenzo Rosito è docente di Filosofia teoretica presso la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura – Seraphicum (Roma). È autore dei volumi: Espressione e normatività. Soggettività e intersoggettività in Theodor W. Adorno (Milano 2009); L’ordine della reciprocità. Il ruolo del dono e dello scambio nella religione e nelle istituzioni (Assisi 2012); I soggetti e i poteri. Introduzione alla filosofia sociale contemporanea, con Michele Spanò (Roma 2012); La partecipazione salvata. Teologia politica e immagini della crisi (Assisi 2013). Con le EDB ha pubblicato Postsecolarismo. Passaggi e provocazioni del religioso nel mondo contemporaneo (Bologna, 2017) e Poeti sociali. La creatività popolare da papa Francesco a Slow Food (Bologna 2018).
[1] F.-X. Kaufmann, Chiesa per la società di domani, in F.-X. Kaufmann – J. B. Metz, Capacità di futuro. Movimenti di ricerca nel cristianesimo, Queriniana, Brescia 1988, 14.
[2] M. Rosati, Postsecolarismo, in Lessico interculturale, a cura di S. Gianfaldoni, Franco Angeli, Milano 2013, 174.
[3] J. Casanova, Oltre la secolarizzazione. Le religioni alla conquista della sfera pubblica, il Mulino, Bologna 2000, 7.
[4] Ibidem.