Carissimi,
mi è venuto spontaneo pensare a voi in questa Pasqua per la verità un po’ sottotono. Il virus, oltre ad aver intristito le relazioni, ha influito negativamente anche sui sentimenti religiosi. Per la verità è tornato un po’ di pienone per la domenica delle Palme: probabilmente più per i rametti di ulivo benedetti che per i significati della festa.
Le liturgie della settimana santa ondeggiano tra gli splendori del giovedì, sabato e domenica e la tristezza del venerdì che sembra stonare con la luce della festa.
Mi sono consolato, preparando l’omelia per il giorno di Pasqua.
Il primo pensiero ci rassicura che la Pasqua indica che vinceranno la vita, la verità, la luce. Obiettivi non regalati, ma frutto di impegno, di coscienza e di fedeltà. Occorre attraversare prove, contraddizioni e sconfitte: è il ricordo della passione di Cristo, evento strettamente legato alla sua risurrezione. Una lezione dolorosa e faticosa ma, nella fede, vincitrice delle tenebre. È il mistero della storia umana composta di corpo e di spirito, di carne e di anima, mescolati nell’unica vita che ad ognuno è stata affidata e che, solo di volta in volta, ci è rivelata.
La seconda indicazione è che Dio rimane presente in noi: ovunque e comunque. Una creazione continua, perché le creature umane non saranno abbandonate al loro destino, ma saranno sostenute dalla presenza dello Spirito che le illumina e le sostiene ogni qual volta dovranno scegliere. Le apparizioni di Cristo risorto vogliono assicurare che il Signore continuerà ad essere accanto a chi lo invoca e lo prega. Il ricordo della cena è un aiuto a non dimenticare, ma a celebrare questa presenza.
Infine, la Pasqua indica il mondo che va oltre i limiti temporali. La vita non è solo quella fisica, rappresentata dalla nascita e dalla morte. La vita continua nel mistero di Dio. Come preesisteva prima che nascessimo, così continua a vivere dopo la morte. La certezza di una simile verità è data dagli spiragli di immortalità, di conoscenza e di creatività presenti nel cuore umano. Un progetto misterioso e appassionante: il risultato del genio divino che ha pensato la creazione temporale, e quindi caduca, innescando in essa elementi eterni. L’aggiunta di libertà ha voluto salvaguardare l’identità, così che ognuno fosse se stesso, senza essere accorpato in una schiera senza nome e senza identità. Non è facile, nella vita quotidiana, aver coscienza del progetto della creazione.
Il tutto è stato donato con amore gratuito: senza prezzo e senza riscontri. L’identità felice o infelice sarà la discriminante di come sono state utilizzate le risorse, le occasioni e i singoli episodi. Dio ha creato con il metro della felicità, collegandola all’impegno di inseguirla.
Da qui il coraggio verso scelte impegnative: non soltanto nella quotidianità delle giornate, ma negli orientamenti da perseguire per se stessi, per i propri cari e per quanti incontriamo.
Vi auguro un benessere autentico pensato da Dio, non sottraendovi alle vicende che si presenteranno. Chiamati al sacerdozio, siamo fortunati.
Che la benedizione di Dio possa rendervi forti e coraggiosi.
Possiamo cantare con le parole del salmo:
«Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore
perché il suo amore è per sempre».